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martedì 31 marzo 2009

Speciale sulla Lista Comunista e Anticapitalista alle Europee

Domenica 29 la presentazione in una conferenza stampa
Nasce la lista che riunisce il Prc, i Comunisti italiani, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori Uniti. Nelle schede torna il simbolo "dei lavoratori"
“Abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche - Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti - in una comune proposta politica per l'Europa”. Il tondo rosso con al centro la falce e il martello, campeggia alle spalle del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che per primo prende la parola alla conferenza stampa d’inaugurazione della lista “anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista” per le elezioni europee. Al suo fianco, Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, Cesare Salvi di Socialismo 2000 e l’esponente dei Consumatori Uniti, Bruno De Vita. Non un cartello elettorale, né un nuovo partito, ma una proposta politica ben precisa che si identifica a livello europeo nella famiglia del Gue/Ngl e della Sinistra Europea.
“Chi vota la nostra lista – spiega Ferrero – vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell'individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un'Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche – continua - per un'Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato”. In tal senso, afferma il leader di Rifondazione, si pone come necessaria l’adesione all’unico gruppo europeo di opposizione al liberismo “di Maastricht e di Lisbona”, responsabile dell'attuale crisi economica europea e mondiale. Al di fuori del GUE, quelle politiche sono da molti anni “votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti – sottolinea Ferrero – passando per i liberali”, che “oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dal Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini”, ma a livello europeo saranno riuniti in “una vera Grande Coalizione liberista e antipopolare”. Una via d’uscita dalla crisi, in Italia e in Europa, esiste, conclude il segretario del Prc, e può essere imboccata solo se viene promossa “più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo ed alla deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili”.
La vera novità di questa tornata elettorale europea sarà il gran ritorno della falce e martello, dopo l’assenza alle ultime elezioni politiche. Lo sottolinea Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, il quale afferma con soddisfazione: “Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo ‘una’ falce e martello”.
Per Cesare Salvi, esponente insieme a Massimo Villone di Socialismo 2000, con questa lista “ci battiamo uniti per contrastare la deriva berlusconiana proponendo idee e soluzioni diverse da quelle dominanti anche nel Pd”. Al centro delle proposte politiche, afferma Salvi, ci saranno “due questioni prioritarie: la questione morale, che ormai tocca tutti gli schieramenti politici e la necessità di un rinnovamento della politica”.
Aderiscono al progetto delle lista anticapitalista anche i Consumatori Uniti di Bruno De Vita che, “da non comunisti” accettano la sfida di questo percorso comune “perchè la globalizzazione ha precipitato il mondo in una nuova emergenza”. Noi, ha aggiunto il segretario nazionale De Vita, “siamo molto esperti sui trucchi che vengono usati per fregare la gente” e se “il capitalismo finanziario sta puntando a impoverire l'Europa per trasformare i redditi dei lavoratori e i loro diritti in nuovi flussi finanziari – conclude – dobbiamo dire basta a questo capitalismo così aggressivo e ingiusto"

La presentazione del nuovo simbolo


Sinistra Critica non farà parte della "lista comunista"

Troppa continuità e i testimonial sono gli ex ministri. Sullo sfondo c'è la fusione Prc-Pdci
Dichiarazione di Salvatore Cannavò
Sinistra Critica non farà parte della lista "comunista" promossa da Prc e Pdci. Le ragioni sono semplici. Avevamo proposto una lista anticapitalista della sinistra di classe che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato, fatto di errori e sconfitte, della sinistra comunista.
Una lista che avesse una simbologia rinnovata, seppur riconoscibile, con candidature espressione del conflitto sociale e dei movimenti, con un codice etico per i candidati e le candidate, con una visibile alternatività al Pd e al centrosinistra italiano a partire dalla rimessa in discussione della politica di alleanze locali.
Questo purtroppo non è stato. La lista si colloca invece in continuità con la storia di Pdci e Prc la cui prospettiva di fusione è resa più forte da questa intesa. E la continuità è esplicitata anche rispetto al centrosinistra e ai suoi governi con una lista che ha come testimonial di riferimento gli ex ministri dei governi Prodi e D'Alema.
Non è questa la strada per ricostruire e rinnovare la sinistra di classe in Italia. Non è questa la strada che Sinistra Critica ritiene utile per rilanciare, al tempo della crisi globale del capitalismo, una sinistra coerentemente anticapitalista, radicata nel conflitto sociale e nei movimenti, indisponibile ai governi con il Pd e il centrosinistra, aperta alle istanze e ai desideri delle nuove generazioni. Domani, domenica 29 marzo, si terrà il Coordinamento nazionale di Sc per decidere le modalità di partecipazione alle prossime elezioni europee.
Già decisa, invece, la presentazione di liste alle amministrative, ovunque sia possibile, chiaramente alternative, al primo e al secondo turno, al Pd e alle sue coalizioni.

venerdì 27 marzo 2009

Uniti Contro, Insieme per

Comunisti e Sinistra
L'opposizione e L'alternativa

27 Marzo Dibattito Prc-PdCI

martedì 24 marzo 2009

Dibattito Comunisti: Mi si è ristretto Diliberto

Scritto da Francesco Fumarola
Sbaglia chi pensa che “Sinistra e Libertà”, la nuova formazione di Vendola-Fava-Mussi-Nencini-Francescato, sia una riproposizione tardiva dell’Arcobaleno di un anno fa e che, perciò, possa essere presa sottogamba. Contrariamente all’Arcobaleno, “Sinistra e Libertà” non nasce come cartello ma come progetto politico che, nel giro di qualche mese, più probabilmente dopo l’estate, porterà alla luce di un nuovo, l’ennesimo dal punto di vista storico, partito riformista.
In aggiunta, diventa assai probabile, vista l’estrema instabilità del Partito Democratico e la farraginosità del suo dibattito interno soprattutto in materia di rispetto dei diritti civili, che “Sinistra e Libertà” possa rafforzarsi con l’aggiunta, anche indotta, di qualche burocrate pd-dissidente o finto tale. Il tutto sotto la guida spirituale carsica dell’ayatollah Massimo D’Alema.
Nel frattempo, alcuni giornalisti asserviti al progetto della nuova combriccola politica, non potendo più utilizzare gli spazi di “Liberazione” (dallo scarso Sansonetti ridotto a giornale di parrocchia: 3000 lettori e 500 abbonati) perché defenestrati (ma che fatica!) dalla nuova segreteria di Paolo Ferrero, stanno iniziando il loro riciclaggio professionale dalle colonne de “Il Riformista” di quell’Antonio Polito già onorevole della Margherita.
A queste nuove condizioni, la segreteria del PD del ben più arcigno Franceschini ci può stare e già preannuncia che, sebbene non tornerà mai più “L’Unione” , “siamo pronti a nuove alleanze”. Dall’elenco dei soci fondatori di “Sinistra e Libertà”, ennesimo valzer di una politica italiana che, tra le altre cose, nel giro di qualche anno consegnerà il centrodestra (Scapagnini permettendo) nelle mani degli ex “fascisti in doppiopetto” scortati dall’ignorante estrema destra xenofoba, mancano i Comunisti Italiani di Diliberto (ma non quelli dell’astronauta Guidoni e della stridula Bellillo), autoesclusisi per vergogna dopo che, il 13 e 14 Aprile 2008, erano presenti in bella vista nelle Liste dell’Arcobaleno.
Ma tranne la vergogna cosa ci può dire la storia più recente della condotta politica di Diliberto? Comunque la si metta, questa novità di “Sinistra e Libertà” rappresenta un duro colpo per chi, come ogni buon difensore della Nato sopra Belgrado, prima pensava di rivincere le elezioni al rimorchio del solito carrozzone di Bertinotti e, dopo, progettava l’idea di mettere le mani su ciò che rimaneva della Rifondazione post-Chianciano (scommettendo sulla vittoria del cavallo, sbagliato, Vendola e su una successiva operazione di scissione compiacente).
E se è verosimile che Vendola-segretario avrebbe addirittura accelerato il progetto di “Sinistra e Libertà”, non è nemmeno fuori luogo pensare che gli eventi successivi abbiano finito per isolare Diliberto, costretto ora ad un’improbabile rincorsa su Rifondazione.
Ma se questa è la conclusione tragica della storia recente dei piccoli giochetti sardi, bene fa la nuova segreteria di Ferrero a non fidarsi, e di non andare oltre il cartello elettorale con il PdCI. Benissimo fa Ferrero a replicare alla cantilena di Diliberto (che, come un disco rotto, propone la fusione dei due Partiti ormai “identici”) ribadendogli, come ha fatto in una delle ultime iniziative romane dove sono stati entrambi presenti, che,“per ora, l’unica cosa in comune è il colore della giacca”. Ma sarebbe roseo, oltre ogni immaginazione, se la base dilibertiana desse segni di autonomia di pensiero e ripensasse la propria direzione, riprendendo in mano l’unico discorso valido per arrivare in tempi non biblici alla riunificazione dei comunisti in Italia, ovunque collocati, e che consiste “semplicemente” in un cambio di metodo.
Metodo includente e non escludente, orizzontale e non verticale, rispettoso delle storie individuali e collettive, distante anni luce dai magheggi alla Herry Potter. Un metodo che tagli definitivamente i ponti con la maledetta prassi delle decisioni prese tra capibastone, magari a cena fuori, davanti ad un bel piatto di fettuccine e ad un bicchiere di vino della casa. E magari con immancabile rutto, ovviamente alla salute dei lavoratori. Tanto per gli inciuci quanto per i progetti di valore, si rivela quanto mai profetico Ennio Flaiano: “in Italia la linea più breve fra due punti è l’arabesco”.

domenica 22 marzo 2009

Dibattito Comunisti: Video-Intervista a Salvatore Cannavò, Sinistra Critica

Salvatore Cannavò, Sinistra Critica, è ospite della decima puntata di Botta e Risposta.

giovedì 12 marzo 2009

Dbattito Comunisti: Lista Comunista alle elezioni Europee, Eleggere i lavoratori, non solo candidarli!

Intervento di Marco Rizzo alle direzione nazionale del Pdci di giovedì 12 Marzo 2009

Di fronte alla crisi strutturale del sistema capitalistico la condizione della stragrande maggioranza della popolazione tende a peggiorare ulteriormente.

I governi europei, come in altri paesi del mondo, tendono a riconoscere le responsabilità dell’accaduto nell’eccesso di politiche finanziarie e liberiste, ma non intendono correggere sostanzialmente le loro politiche.Invece servirebbe una svolta, una nuova politica economica che rendesse partecipi e protagonisti i soggetti di un conflitto sociale tanto più vasto quanto quasi privo della percezione delle proprie potenzialità di cambiamento .

I padroni vedono fallire la loro politica di riferimento: il capitalismo.

L’unico reale cambiamento può solo venire dalla lotta e dal protagonismo del nuovo mondo del lavoro.

La politica deve però fare la propria parte ed i comunisti ed una vera sinistra non possono tirarsi indietro.

Serve innovazione anche nelle scelte: giusta quella di presentare una lista comunista ed anticapitalista tra PRC, Pdci, organizzazioni comuniste, movimenti e soggettività di lotta.

Ancora più rilevante sarà la capacità (peraltro fondamentale per superare il truffaldino sbarramento al 4%) di far percepire a tutte e tutti che si vogliono davvero far contare i lavoratori.

Una semplice quanto efficace proposta è quella di scegliere ALMENO una tra le cosiddette circoscrizioni “sicure” nel caso di superamento del 4% (e cioè il Nord-Ovest e Centro) e destinarla solo ed esclusivamente a candidate e candidati operai, precari, disoccupati nonché a figure significative di movimento (escludendo ex parlamentari e componenti delle segreterie e direzioni dei partiti).

In questo modo, in caso di superamento della soglia prevista, si avrà la matematica certezza di eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti richiami al far “contare” le classi subalterne.

In tal senso, il sottoscritto sarà non solo disponibile a rinunciare alla propria candidatura ma si adoprerà affinché questa soluzione diventi una proposta sentita e propugnata da tutte e tutti i comunisti.

ELEGGERE I LAVORATORI, NON SOLO CANDIDARLI!

giovedì 5 marzo 2009

Giù le mani dal diritto di sciopero!

Il "diritto di sciopero" è un´arma legittima ed inviolabile del movimento dei lavoratori per difendersi dall´arroganza dello sfruttamento capitalistico ed è stato sancito dopo anni di lotte costate la vita e la prigione a migliaia di operai. Tale strumento è sancito anche nel dettato Costituzionale ed il suo utilizzo ha segnato la strada degli unici cambiamenti reali che nel nostro paese che hanno inciso sulla vita di milioni di persone (conquiste salariali e normative, Statuto dei lavoratori, ecc...).Oggi lo si vuole cancellare partendo dal trasporto con il cavallo di Troia, che magari possiede le sembianze di un tram, rappresentato da un decreto che impone di fatto il divieto di sciopero in quel settore strategico.Nel trasporto si vuole completare il saccheggio ai diritti dei lavoratori e di fatto rendere nullo il principale strumento vertenziale e di visibilità concreta delle lotte giuste. Un attacco questo che fa il paio con il parallelo tentativo, a colpi di "accordi separati", di cancellare la contrattazione nazionale e i diritti a lottare per un lavoro ed un salario dignitosi.Inoltre, si procede tramite il tentativo schizofrenico di separare i cosidetti interessi degli utenti da quelli dei "dannati del lavoro" precari o stabili che siano.La realtà è che alla Confindustria, a "lorsignori" ed al loro attuale "governo amico", al di là delle roboanti e spettacolari dichiarazioni, non importa nulla dell´utenza e dei cosidetti cittadini. Il loro unico interesse reale è riprendere ad accumulare profitti abbattendo il costo del lavoro e annichilendo ogni resistenza dei lavoratori: vogliono le mani libere sul bottino!Per far questo hanno bisogno di scatenare una guerra tra poveri, speculare sui loro interessi immediati: è la stessa "guerra tra poveri" che fomentano nei quartieri popolari delle metropoli tra sfruttati immigrati e residenti dietro il paravento della "sicurezza", mentre l´unica sicurezza che realmente stiamo tutti perdendo è quella di un lavoro ed un salario per vivere dignitosamente.Per questo scioperare è giusto e opporsi a questo decreto liberticida è necessario. E se dovesse essere approvato in via definitiva bisognerà sostenere in maniera solidale l´esempio dei lavoratori dell´ATM di Milano e dell´Alitalia dello sciopero a qualunque costo.Non è un caso che, in un clima di crisi ed egemonia reazionaria, gli unici sussulti reali di consenso del governo Berlusconi si sono registrati dopo il grande successo dello sciopero generale del 17 ottobre scorso del sindacalismo di base, dopo quelli del 12 dicembre di CGIL e sindacati di base, dopo le imponenti agitazioni studentesche e dopo l´ultimo riuscitissimo sciopero con manifestazione nazionale dei metalmeccanici e della funziona pubblica proclamati da FIOM e FP. E´ proprio per questo che qualche ministro ha pensato bene di "reprimere preventivamente" un grande movimento di opposizione sociale alle sue politiche reazionarie e filopadronali.Come comunisti il nostro posto è in prima linea nelle lotte di massa e nel costruire un´opposizione di classe ai governi capitalistici, non solo nella sacrosanta difesa dello strumento dello sciopero, ma anche e soprattutto per contrattaccare per i diritti di tutti i lavoratori e delle classi subalterne.Per questi motivi sosteniamo e aderiamo alla giornata nazionale di lotta venerdì 6 di marzo che vedrà manifestazioni in tutta Italia a difesa del diritto di sciopero.A Roma l´appuntamento è alle 16.30 in Largo Ponchielli,per manifestare davanti alla sede della Commissione di Garanzia.
Comunisti Uniti Lazio.